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Allen: “Le nuove sfide per la professione globale”
Per il Presidente dell’Ifac, il Congresso mondiale dei commercialisti, che si svolgerà a Roma il prossimo mese di novembre, rappresenta una opportunità unica per confermare lo status di professionisti globali al servizio del pubblico interesse
a cura della Redazione
 

Il Congresso mondiale dei Commercialisti (WCOA) si svolgerà a Roma tra circa un anno, quale messaggio desidera indirizzare ai commercialisti e alle organizzazioni professionali che prenderanno parte a questo evento?
Il Congresso mondiale dei Commercialisti che si svolge ogni quattro anni rappresenta per noi professionisti una opportunità unica per confermare il nostro status di professione globale al servizio del pubblico interesse. Il congresso richiama tra i 4.000 e i 5.000 professionisti da oltre 100 paesi ed è un’eccezionale dimostrazione della natura globale della professione e delle sue vastissime interconnessioni. Vorrei chiedere a coloro che parteciperanno al prossimo congresso mondiale di impegnarsi principalmente su tre fronti. Prima di tutto, dimostrarsi proattivi nella ricerca di soluzioni alla crisi finanziaria. Noi, in quanto professione globale, abbiamo l’opportunità di dare il nostro contributo reale e concreto sulle criticità evidenziate dalla crisi finanziaria. Il secondo impegno riguarda il capacity building, ossia far crescere la professione anche cercando di far avvicinare i giovani. Poiché i clienti hanno aspettative sempre crescenti nei nostri confronti, risulta chiaro che i commercialisti non saranno mai in numero sufficiente per poterle soddisfare. Sia individualmente, sia collettivamente, attraverso gli organismi membri di IFAC o le organizzazioni regionali, dobbiamo attivamente incoraggiare sempre più persone ad entrare a far parte di questa bellissima professione. Infine, accrescere la nostra consapevolezza che la società conta su di noi molto di più ora, nel 2014, rispetto al passato. Pertanto dobbiamo prenderne coscienza e assicurarci che tutti si impegnino al massimo rispetto del codice etico e che qualsiasi nostra azione – sia essa compiuta dai singoli, dagli organismi professionali o dalle organizzazioni regionali - sia guidata nel rispetto di queste norme di natura etica.

“2020 Vision: Learning from the Past, Building the Future” è il tema di questo evento globale. Qual è secondo lei il significato essenziale che sottende questo tema?
Il tema del Congresso mondiale viene deciso diversi anni prima della data dell’evento, ma in questo caso il tema è più che mai attuale e ben si collega con la mia raccomandazione di essere attivi nella ricerca delle soluzioni. Riflette l’idea che dall’ultimo Congresso mondiale sia trascorso un periodo nel quale abbiamo assistito, nel migliore dei casi, a una stagnazione economica in tutto il mondo, ma anche a esperienze di fallimento di imprese e governi. All’inizio del 2014, possiamo dire di intravedere qualche segno di miglioramento nella situazione economica. Questo è il momento ideale perché la professione si mostri attiva e concreta e faccia sentire la propria voce per garantire che siano affrontate le problematiche che sono emerse durante la crisi finanziaria e la crisi del debito pubblico. Noi, in quanto professione, ci troviamo nella posizione ideale per poter lavorare attraverso i canali rappresentati dai nostri clienti, dai governi e dagli organi di controllo, per offrire soluzioni pratiche e garantire che non si verifichino nuove crisi solo perché non abbiamo imparato la lezione degli ultimi quattro o cinque anni. Ritengo che il tema sia di grande attualità oltre che molto appropriato, alla luce della nostra attuale situazione.

Prima di diventare presidente dell’IFAC, Lei ha ricoperto per due anni la carica di vice presidente e per oltre dieci anni ha lavorato nell’ambito della formazione con l’International Accounting Education Standards Board (IAESB). Come è cambiata negli anni la professione?
Questa è una buona domanda. Per cominciare, ritengo che il lavoro del commercialista sia cambiato nel corso dei 15/16 anni in cui sono stato impegnato con l’IFAC e lo IAESB, e abbia ora un maggiore rilievo, non soltanto con riferimento alle imprese ma anche nel settore pubblico e privato e nella società civile. La società a livello globale, in tutte le sue sfaccettature, fa sempre più affidamento sulla nostra professione e noi abbiamo quindi assunto un ruolo di maggior rilievo rispetto a 15 o 20 anni fa. Il secondo punto riguarda la richiesta concreta di uniformità e comparabilità a livello internazionale. Questo attiene a tutte le aree del nostro lavoro – quindi principi contabili e di revisione, conformità al quadro normativo etico ovvero i nostri processi e principi di formazione -; il mondo ci chiede di rispondere ovunque a uno standard minimo uniforme. Infatti, se prendiamo l’area del nostro lavoro che riguarda le imprese e le aziende, ci si aspetta da noi che le attività di contabilità o di revisione legale dei conti siano svolte esattamente nello stesso modo a prescindere dal luogo in cui ci si trova. Quindi la nostra esigenza di adottare e applicare principi internazionali in modo uniforme in tutto il mondo è diventata sempre più importante negli ultimi 15/16 anni rispetto all’inizio del mio coinvolgimento nelle attività dell’IFAC. Il terzo punto riguarda l’esigenza di capacity building che ora si manifesta molto più chiaramente che in passato ed è sostenuta anche dalle principali istituzioni benefiche. Affinché il potenziale economico si realizzi pienamente in tutti i paesi, siano essi in via di sviluppo, in transizione o sviluppati, è necessaria la presenza di una professione contabile forte, attiva ed efficiente. Essere un commercialista, oggi, significa far parte di una compagine molto eterogenea ed è possibile trovare commercialisti che lavorano come impiegati o consulenti nei settori del commercio, delle attività produttive, dei servizi finanziari, della scuola nonché nel settore pubblico e del non profit. C’è anche spazio per la crescita, in quanto i commercialisti supportano le organizzazioni a tutti i livelli, quali la direzione, le attività operative, il controllo di gestione, l’informativa finanziaria e le comunicazioni con gli stakeholder.

Lo scorso settembre, in occasione del G-20 a San Pietroburgo, l’IFAC ha dato il proprio contributo al dibattito politico proponendo una serie di raccomandazioni per superare l’attuale crisi economica internazionale. Quali sono state le principali proposte avanzate?
L’IFAC ha partecipato al G-20 esprimendo le proprie raccomandazioni nelle riunioni degli ultimi quattro o cinque anni e alcune delle proposte avanzate sono quelle di cui ho già parlato in precedenza. Il documento presentato al G-20 di settembre 2013 conteneva quattro raccomandazioni principali. La prima proposta riguarda l’adozione e l’applicazione uniforme dei principi internazionali. Siano essi i principi contabili (IFRS/IAS), o il codice di condotta (Code of Ethics for Professional Accountants), la professione contabile, attraverso l’IFAC, raccomanda vivamente al G-20 di favorirne l’adozione e l’applicazione uniforme. Sulla seconda proposta siamo stati molto attivi e coerenti con le nostre raccomandazioni emesse nel corso dei G-20 passati: la necessità di una riforma della gestione finanziaria del settore pubblico. La crisi del debito pubblico ha dimostrato molto chiaramente che c’erano davvero troppi paesi con processi di gestione finanziaria molto scadenti, di scarsissima qualità e inefficaci. Certamente questi paesi hanno contribuito in modo significativo alla crisi del debito pubblico a livello globale. Se vogliamo imparare la lezione ed evitare simili crisi in futuro, è necessario che le imprese del settore pubblico migliorino significativamente i propri processi di gestione finanziaria. Questo sarà possibile con l’introduzione della contabilità per competenza economica, superando la semplice registrazione delle operazioni nel momento in cui si verificano. L’introduzione di idonei modelli di budgeting e di sistemi adeguati per aumentare trasparenza e accountability nel settore pubblico è una criticità assoluta e noi abbiamo chiesto al G-20 di perorare strenuamente questa causa. La terza proposta riguarda i sistemi di tassazione, un argomento che è stato al centro della discussione del G-20 dello scorso settembre. La nostra proposta verteva sulla necessità di una cooperazione, a livello internazionale, per promuovere accordi fiscali solidi ed efficaci. Per un’organizzazione internazionale, come l’IFAC, è difficile fornire pareri su questo tema, poiché i sistemi fiscali sono di stretta competenza delle giurisdizioni nazionali. Ma quando esistono società molto ampie e significative a livello globale, è necessario un alto livello di cooperazione internazionale per garantire che i sistemi fiscali abbiano senso e che queste società globali paghino le tasse ad un livello appropriato ai relativi ordinamenti giuridici. La quarta proposta era relativa al reporting integrato e al Framework che è stato pubblicato dall’International Integrated Reporting Council (IIRC) a dicembre 2013. La raccomandazione e il lavoro svolto dall’IIRC sono volti a garantire che i futuri report aziendali contengano un’informativa migliore e forniscano un maggior numero di informazioni che potrebbero essere utili agli investitori e agli altri stakeholder. Il reporting integrato adotta una prospettiva proiettata nel futuro e di lungo termine, diversamente da molti dei nostri sistemi passati di reporting, che sono stati incentrati sul passato e considerano il futuro solo a breve termine. Esso incorpora informazioni non solo economiche ma anche ambientali, sociali e di governance riunendole in un unico report che consente al lettore di comprendere meglio la sostenibilità e il valore dell’organizzazione. Come professione ci siamo sentiti dire per qualche tempo dagli utilizzatori dei report aziendali che il nostro attuale approccio non è utile allo scopo e non fornisce tutte le informazioni di cui hanno bisogno gli investitori e gli stakeholder. La nostra raccomandazione è stata di informare il G-20 di questa iniziativa con l’invito ad aiutare quelle società che vorrebbero adottare il reporting integrato come un approccio che consentirà al reporting aziendale di essere in futuro molto più informativo.

IFAC è l’organismo internazionale che rappresenta la professione dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, nella sua accezione più ampia. Quali sono le sfide più significative che la professione sta affrontando quest’anno?
Abbiamo la necessità di concentrarci sull’implementazione dei principi internazionali. Dobbiamo continuare a supportare il lavoro fatto finora dai comitati di standardsetting indipendenti, assicurando che siano adeguatamente dotati dal punto di vista del capitale sia umano sia finanziario così che possano essere proattivi invece che reattivi sulle questioni che stanno diventando importanti per il pubblico interesse. È necessario che la professione contabile, sia individualmente sia collettivamente, lavori per garantire che tali principi siano applicati in modo uniforme in tutto il mondo. Inoltre, quando parliamo di principi internazionali, è importante tenere in considerazione le esigenze e il punto di vista delle PMI e dei piccoli e medi studi professionali. La prossima sfida sarà di soddisfare, se non addirittura superare, le aspettative che il pubblico ha su di noi in quanto professione globale. Questo non soltanto nella revisione contabile ma anche nel reporting aziendale, nella gestione finanziaria del settore pubblico e nel nostro coinvolgimento nella società civile nelle comunità nelle quali lavoriamo. Il pubblico si aspetta che la professione contabile faccia la sua parte e abbiamo una reputazione da difendere: quella di essere professionisti che non si tirano mai indietro. La riforma della gestione finanziaria del settore pubblico è probabilmente la questione al primo posto tra quelle di pubblico interesse. Se c’è una cosa su cui noi professionisti siamo competenti sono i sistemi contabili, il budgeting, ed i sistemi di trasparenza e accountability. Possiamo e dobbiamo svolgere un ruolo concreto nel convincere i governi che esiste un modo di fare le cose migliore di quello attuale. Possiamo dimostrare, con dei casi di studio, i reali benefici apportati da sistemi adeguati di gestione finanziaria. Un’altra sfida chiave è quella di dedicarci attivamente al capacity building, ossia mettere la professione nelle condizioni di svilupparsi, in particolare nei paesi e nelle economie in crescita. Specialmente in quelle nazioni che hanno un potenziale di crescita molto alto, abbiamo la necessità di garantire che gli organismi rappresentativi della professione siano molto attivi, vivaci e lavorino per il perseguimento degli obiettivi economici. Ma è interessante notare che, anche se l’esigenza maggiore si riscontra nei paesi e nelle economie in via di sviluppo, questo fenomeno non si limita solo a questi paesi. Ci sono nazioni che è possibile inserire tra le economie solide o in paesi molto sviluppati, in cui gli organismi rappresentativi della professione rappresentano soltanto la parte della professione che svolge attività di revisione contabile. Ciò non sarà più possibile in futuro. Dobbiamo garantire che quei commercialisti che lavorano per le aziende, le attività produttive e il settore pubblico abbiano un organismo professionale di cui far parte, al quale potersi iscrivere per continuare la formazione professionale e dal quale possano essere obbligati al rispetto di norme etiche di livello elevato. Infine, come abbiamo accennato prima, ci troviamo davanti alla sfida di far crescere la professione avvicinando i giovani. Dobbiamo impegnarci a fare pubblicità e marketing per far conoscere alle giovani generazioni i vantaggi e i meriti di questa professione. Gli organismi membri di IFAC e le organizzazioni regionali devono mettere questo punto tra le priorità della propria agenda, per garantirci di essere in grado di reclutare i migliori e i più brillanti, formarli, fidelizzarli e accrescere i nostri numeri così da avere l’opportunità di soddisfare, e speriamo di superare, le aspettative sempre maggiori del pubblico nei riguardi della nostra professione. 


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Warren Allen, Presidente dell’International Federation of Accountants (IFAC)  

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