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Un codice etico per i professionisti globali
La nostra missione è servire l’interesse pubblico. Per questo - spiega il presidente dell’IESBA, Jörgen Holmquist - riteniamo fondamentale un progetto di riesame della struttura del Codice al fine di migliorarne la fruibilità
a cura della Redazione
 

Quali sono a suo avviso le maggiori criticità e sfide che lo IESBA (International Ethics Standards Board for Accountants) dovrà affrontare nel 2014?
C’è una sfida che rimane sempre aperta ed è quella di riuscire a mediare le esigenze dei nostri diversi referenti, quali gli organi di regolamentazione, gli investitori, gli organismi membri dell’IFAC, gli studi professionali e gli operatori in generale. Alcuni organi di regolamentazione vorrebbero che il Codice contenesse già delle regole dettagliate, poiché ritengono che un codice così strutturato risulterebbe di più facile applicazione, ma secondo me un Codice di principi generali è più forte rispetto ad un codice di regole dettagliate e non è possibile che un codice internazionale enunci già le regole nel dettaglio. Nell’ambito del Framework del Codice, che enuncia solo principi generali, probabilmente ci sono aspetti che potremmo precisare per rendere il Codice più facilmente applicabile e non c’è dubbio che li valuteremo tutti con estrema attenzione. Un’altra caratteristica che il Codice deve avere è quella di essere facile e pratico da utilizzare per la professione. Per questo motivo dedico una buona parte del mio tempo e del mio lavoro a confrontarmi con i professionisti. Un altro fronte importante del mio incarico è quello degli incontri con i rappresentanti degli organi di regolamentazione poiché, da parte loro, si percepisce ancora un certo scetticismo verso la professione, dovuto in buona parte alla crisi finanziaria che stiamo attraversando. È importante per noi lavorare insieme per elaborare principi che siano applicabili da parte degli organi di regolamentazione. Solo facendo così, potremo accrescere, come professione, la fiducia nel nostro ruolo e mantenere, se non addirittura aumentare, la fiducia degli operatori nei nostri confronti. Questa è una riflessione che trova sempre ampio spazio nelle delibere del Comitato per l’etica.

I vostri obiettivi per il 2014 saranno in qualche modo diversi rispetto a quelli del 2013?
La mia idea è quella di mantenere e, ove possibile, potenziare i risultati raggiunti nell’ambito del nostro incarico, con il coinvolgimento di altri membri del Comitato per l’etica, i quali assumeranno più apertamente il ruolo di portavoce ampliando il nostro raggio d’azione a livello globale. Rientra tra le mie priorità quella di visitare il Sud America nei prossimi 18 mesi, considerato che è l’unico continente che non ho ancora visitato da quando sono diventato Presidente nel settembre del 2012. Ho anche intenzione di rendere il Comitato maggiormente proattivo e rapido nell’identificare e trattare le questioni emergenti nel momento in cui le stesse si presentano e nella misura in cui riguardano il mandato dello IESBA. A questo proposito, nell’ambito del Comitato abbiamo creato una commissione con questo compito. Inoltre, abbiamo specificamente dichiarato nel nostro Piano strategico e di lavoro 2014-2018 l’importanza di essere dinamici e incisivi. Si tratta di qualità importanti che desidero che il Comitato preservi anche in futuro. Il Piano strategico e di lavoro è attualmente in consultazione pubblica fino al 28 febbraio e speriamo di ricevere molti commenti e suggerimenti da tutti i soggetti interessati.

Quali sono i progetti chiave inseriti nell’agenda del 2014 dello IESBA?
Per il 2014 abbiamo un’agenda molto fitta e ricca di impegni e propositi. Il nostro progetto più importante riguarda la definizione delle disposizioni del codice relative al comportamento del professionista nel caso ravvisi o sospetti il mancato rispetto di norme di legge e regolamenti. Si tratta di affrontare una serie di questioni molto delicate, dalle conseguenze potenzialmente molto vaste. Abbiamo pubblicato una bozza di documento nell’agosto del 2012 (Exposure Draft “Responding to a Suspected Illegal Act”). Tuttavia, il Comitato ha deciso di consultare ulteriormente gli stakeholder nel corso di tre tavole rotonde programmate per il 2014: ad Hong Kong il 20 maggio, a Bruxelles il 3 giugno e a Washington DC il 10 luglio. Di conseguenza, dedicheremo molte energie a confrontarci con la professione e con le altre parti interessate via via che questo progetto andrà avanti. Un’altra sfida è quella del progetto di riesame della struttura del Codice avendo particolare riguardo a migliorarne la fruibilità. Abbiamo avuto molti riscontri positivi e un sostegno molto forte da parte degli stakeholder per questo progetto. Vuol dire che è un aspetto importante e noi faremo del nostro meglio. La maggior parte dei commercialisti fa affidamento sul proprio codice di condotta nazionale, ma credo che se migliorassimo la struttura del Codice, dando anche maggiore chiarezza e visibilità alle regole in esso contenute, questo renderebbe i codici nazionali che si ispirano al Codice IESBA maggiormente accessibili e di più agevole comprensione, cosa che certamente favorirebbe un’implementazione più uniforme delle norme e l’applicabilità delle stesse. Il Comitato dovrebbe valutare la relazione finale e le raccomandazioni del gruppo di lavoro nell’aprile del 2014. Abbiamo anche valutato i possibili miglioramenti ad alcune disposizioni del Codice che trattano dell’indipendenza del revisore, in particolare quelle relative ad un rapporto duraturo del personale di livello senior con un cliente di revisione e i servizi diversi da quelli di assurance. È importante che il Codice continui ad essere un punto di riferimento fondamentale per l’indipendenza del revisore. Sicuramente nel corso del 2014 il Comitato proporrà significativi miglioramenti in questi due ambiti. Infine, abbiamo dedicato e dedicheremo particolare attenzione alla Parte C del Codice, occupandoci dei commercialisti operanti nelle imprese. Ciò riflette un bilanciamento dell’energia e delle risorse del Comitato nel trattare le questioni riguardanti tali professionisti, poiché negli ultimi dieci anni abbiamo concentrato i nostri sforzi principalmente sul rafforzamento delle regole sull’indipendenza del revisore, specialmente con riguardo alle revisioni contabili delle entità del settore pubblico. A partire dalla nostra ricerca abbiamo già ristretto il numero delle questioni prioritarie da trattare in questo progetto, incluse le pressioni che potrebbero essere esercitate dai superiori o da altri ad intraprendere azioni dubbie dal punto di vista etico o addirittura illegali. Mi aspetto che il Comitato nel 2014 farà importanti progressi nella valutazione di questi aspetti.

Ha qualche messaggio particolare da indirizzare alla professione a livello globale?
In conseguenza della crisi finanziaria globale, c’è un atteggiamento più critico nei confronti della nostra professione. Esiste il rischio che la solida reputazione che la professione a livello internazionale si è costruita sin dai suoi esordi, possa gradualmente essere minata. Per questo motivo ritengo che sia importante far capire con un messaggio chiaro e deciso che la professione ha un codice etico molto stringente, statuito da un Comitato indipendente per l’etica, che i commercialisti sono tenuti a rispettare. Inoltre, cosa più importante, dovrebbe essere reso noto che la principale caratteristica della professione è il suo impegno ad agire nel pubblico interesse. 

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Jörgen Holmquist, Presidente dell’International Ethics Standards Board for Accountants 

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